Simbolo
della potestà feudale dei vescovi tarantini, il Castello Episcopio
sorge a monte del centro antico, segnando il punto di frattura
ma anche la cerniera di mediazione tra la città
storica e la città nuova.
Tale costruzione copre complessivamente 6150 metri
quadri circa ed ha un'altezza massima, nella torre maestra
coronata da venti merli, di oltre 28 metri.
Certamente venne in origine eretto in
proporzioni minuscole rispetto all'ampiezza attuale. Il
primo impianto doveva essenzialmente essere una residenza
di campagna dei vescovi tarantini, una
tipica masseria - fortezza così comuni nella zona e nella
Puglia nel XIII secolo.
Promotore della fortificazione
fu quell'arcivescovo Giacomo d'Atri (1354
-1381), principale fautore dell'urbe grottagliese, il quale
cinse di mura l'abitato e fece innalzare la Chiesa Madre.
Di questi anni sicuramente è la torre maestra
del castello che ancora domina nel cortile dell'attuale
castello. La parte più antica del castello con ogni probabilità
è l'ala che si affaccia sul giardino interno. Naturalmente
anche questa parte è stata notevolmente rimaneggiata nel
corso dei secoli, ma è sicuramente antecedente alla costruzione
seicentesca quale è l'ala che si affaccia sulla pubblica
via.
Il cardinale Bonifacio Caetani
(1613-1617), discendente da una nobile famiglia romana,
non affatto soddisfatto della modesta ma sicura residenza,
ne volle una molto più ampia e degna di un principe. Sorse
così l'attuale palazzo seicentesco.
Con l'intervento dell'arc. Tommaso
Caracciolo del 1649, le due ali, quella che pochi
anni prima aveva modificato mons. Caetani e quella più antica,
divennero un corpo solo.
Altri interventi e modifiche si susseguirono
fino ai primi anni del XX secolo; in particolare il mons.
Pietro Alfonso Jorio (1885-1908) volle che il castello servisse
a qualcosa di più che non alla sola residenza estiva di
prelati tarantini e chiamò a Grottaglie le suore
stimmatine, sistemandole sia nel castello, che
in una casa confinante.
Di questo periodo è la recinzione del giardino che sorge
dietro la parte del castello dovuta al Caetani e la ripartizione
delle stanze in più piccoli ambienti.
Un edificio di tanto valore storico
e artistico non poteva, esaurite le funzioni per cui era
stato creato, rimanere in stato di abbandono, e così le
amministrazioni comunali già da diversi anni si sono premurate
di ottenere in uso tutto il complesso dalla curia tarantina.
Grazie al restauro dei primi anni '80 e ad altri interventi
più recenti di risistemazione ora l'antico maniero è un
luogo ancora vivo, che ospita nelle sue sale numerose manifestazioni artistiche e culturali,
e, soprattutto, è stato giustamente designato quale sede
del Museo della Ceramica.